Seminario Redemtoris Mater Albania

MARIA TUCI (MARTIRE ALBANESE)

Maria Tuci, nativa del villaggio di Ndërfushaz in Albania, frequentò il collegio delle suore Stimmatine a Scutari e domandò di poter entrare nel loro Istituto religioso. Incaricata d’insegnare nelle scuole elementari di due paesi, trasmise clandestinamente anche il catechismo. Arrestata con alcuni familiari il 10 agosto 1949, fu condotta nel carcere di Scutari, dove, per non aver rivelato il nome dell’uccisore di un politico comunista e per non aver voluto concedersi a un membro della Sigurimi (la polizia di regime), subì torture atroci. A causa delle privazioni subite, venne ricoverata nell’ospedale civile di Scutari, dove morì il 24 ottobre 1950. I suoi resti mortali, riesumati dopo la caduta del comunismo in Albania, attualmente riposano nella chiesa delle Stimmatine a Scutari. È l’unica donna presente nell’elenco dei 38 Martiri albanesi beatificati il 5 novembre 2016, sotto il pontificato di papa Francesco

L’unica donna tra i Beati martiri albanesi

Inizialmente sepolta nel cimitero cattolico di Scutari, Maria Tuci attualmente riposa nella chiesa delle Suore Stimmatine sempre a Scutari. È l’unica donna presente nell’elenco dei 38 martiri albanesi beatificati a Scutari il 5 novembre 2016.

In sua memoria è stato intitolato un collegio femminile, situato a Rreshen e gestito dalle Suore Serve del Signore e della Vergine di Matará, ramo femminile dell’Istituto del Verbo Incarnato.

La persecuzione e l’arresto​

Tuttavia la persecuzione, che già stava minacciando i cattolici e non solo, costrinse le Stimmatine di origine italiana a lasciare il Paese o a disperdersi, per l’associazione, supposta dal regime, tra “italiani” e “fascisti”. In base alla documentazione custodita presso la Curia arcivescovile di Scutari risulta che l’11 agosto 1949, invece, toccò a lei, che era tornata in famiglia: venne arrestata, unica donna, in un gruppo di trecento persone, insieme ad alcuni familiari e conoscenti. Pochi giorni prima, il 7 agosto, era stato ucciso Bardhok Biba, segretario del partito comunista del distretto di Mirdita: evidentemente, si cercava un possibile capro espiatorio. Tra l’altro, il distretto era l’unico popolato in prevalenza da cattolici.

La morte

A causa delle ripetute vessazioni, venne trasportata nell’ospedale civile di Scutari. Il 22 agosto 1950 alcune suore e sue compagne andarono a trovarla: effettivamente, era così malridotta che la riconobbero a fatica. Alla compagna Davida, che faceva parte del gruppo, disse: «Si è avverata la parola di Hilmi Seiti: “Ti ridurrò in uno stato tale che neppure i tuoi familiari ti riconosceranno”. Ringrazio Dio perché muoio libera!». Circa due mesi dopo, il 24 ottobre, rese l’anima a Dio.