Inizialmente sepolta nel cimitero cattolico di Scutari, Maria Tuci attualmente riposa nella chiesa delle Suore Stimmatine sempre a Scutari. È l’unica donna presente nell’elenco dei 38 martiri albanesi beatificati a Scutari il 5 novembre 2016.
In sua memoria è stato intitolato un collegio femminile, situato a Rreshen e gestito dalle Suore Serve del Signore e della Vergine di Matará, ramo femminile dell’Istituto del Verbo Incarnato.
Tuttavia la persecuzione, che già stava minacciando i cattolici e non solo, costrinse le Stimmatine di origine italiana a lasciare il Paese o a disperdersi, per l’associazione, supposta dal regime, tra “italiani” e “fascisti”. In base alla documentazione custodita presso la Curia arcivescovile di Scutari risulta che l’11 agosto 1949, invece, toccò a lei, che era tornata in famiglia: venne arrestata, unica donna, in un gruppo di trecento persone, insieme ad alcuni familiari e conoscenti. Pochi giorni prima, il 7 agosto, era stato ucciso Bardhok Biba, segretario del partito comunista del distretto di Mirdita: evidentemente, si cercava un possibile capro espiatorio. Tra l’altro, il distretto era l’unico popolato in prevalenza da cattolici.
A causa delle ripetute vessazioni, venne trasportata nell’ospedale civile di Scutari. Il 22 agosto 1950 alcune suore e sue compagne andarono a trovarla: effettivamente, era così malridotta che la riconobbero a fatica. Alla compagna Davida, che faceva parte del gruppo, disse: «Si è avverata la parola di Hilmi Seiti: “Ti ridurrò in uno stato tale che neppure i tuoi familiari ti riconosceranno”. Ringrazio Dio perché muoio libera!». Circa due mesi dopo, il 24 ottobre, rese l’anima a Dio.
